Dolore ai denti in tempo di Coronavirus: le pulpiti

Informazioni sul Covid-19: siamo aperti in totale sicurezza. In questo articolo cercheremo di fare un pò di chiarezza, per capire se un qualsiasi dolore ai denti è riconducibile a un quadro di pulpite. Spesso infatti i pazienti temono che un generico dolore sia preludio della devitalizzazione, quando magari non si tratta di nulla di serio e demandabile ad un momento successivo, e decidono che sia comunque meglio togliersi il dubbio recandosi in uno dei pochi studi aperte per le sole urgenze. I quadri di pulpite, che sono all'ordine del giorno nella pratica odontoiatrica, sono a tutti gli effetti un'emergenza medica; talvota sicuramente gestibile farmacologicamente, ma in maniera temporanea e comunque sia si tratta di una situazione da non prendere con troppa leggerezza. 

Il classico dolore da carie è dovuto ad alcuni batteri che popolano la superficie dei nostri denti, i quali nutrendosi  degli zuccheri che  ingeriamo producono acido lattico come scarto; questo acido corrode lo smalto dei denti, permettendo ai batteri di avanzare verso la dentina e infine verso la polpa. La classica pulpite irreversibile sopraggiunge quando i batteri raggiungono appunto la polpa, ed è caratterizzata da un dolore INTENSO, PULSANTE E NON LOCALIZZATO. Il dolore è essere esacerbato dalle sostanze FREDDE, e all’atto del coricarsi per l’aumento del flusso sanguigno verso la testa (spesso i pazienti riferiscono che il dolore aumenta durante la notte, tanto da dover dormire seduti). Nella fasi più avanzate il freddo reca sollievo, mentre al contrario uno stimolo caldo lo esacerba. 

Apriamo una parentesi sull’utilizzo di antidolorifici: prima di assumerli contattateci sempre, così da poter sapere qual è il più indicato, e in ogni caso NON DOVETE SUPERARE IL DOSAGGIO E LA FREQUENZA CONSENTITI PER NESSUNA RAGIONE. Per quel che riguarda l’uso degli antibiotici, NON ASSUMETELE SE NON PREVIA CONSULENZA TELEFONICA. 

Talvolta può capitare che il dolore venga tenuto a bada con gli antidolorifici, e che dopo alcuni giorni scompaia. Ma ciò non significa che i batteri sono stati sconfitti dal nostro sistema immunitario! Semplicemente la nostra polpa dentaria è andata in necrosi, insieme a tutte le fibre nervose in essa contenute. Il fronte batterico ora sta avanzando verso i tessuti esterni del dente, primo fra tutti il legamento  parodontale. Il paziente potrà allora sentire un dolore LOCALIZZATO alla masticazione, oltre alla sensazione di DENTE ALLUNGATO. E’ questo il quadro di parodentite apicale acuta, che evolve verso la parodontite apicale cronica. Questa situazione può rimanere in uno stato di equilibrio tra batteri e sistema immunitario per molto tempo, ma una qualsiasi alterazione delle nostre difese immunitarie o un aumento della patogenicità dei microorganismi causa un avanzamento del fronte batterico, che tenderà ad approfondirsi ulteriormente nei tessuti circostanti. Avremo allora il quadro di ascesso alveolare, con gonfiore dei tessuti vicini al dente coinvolto. Talvolta può comparire una fistola che permette il drenaggio dell’essudato, ed ha l’aspetto di una fissurazione giallognola spesso in corrispondenza della gengiva. L’ascesso può ulteriormente propagarsi, coinvolgendo aree più lontane, come le guance o l’angolo della mandibola.  Questa è una situazione da NON SOTTOVALUTARE e da non lasciare a se stessa, in quanto se non si risolve la causa potrà evolvere (nel giro comunque di diversi giorni) in un flemmone, ovvero una propagazione dell’infezione nei tessuti connettivi del collo (tipico è il flemmone sottomandibolare a partenza dai molari inferiori). Questa è una situazione che potenzialmente può mettere a rischio la vita della persona, per il rischio concreto di ostruzione delle vie aeree superiori. 

Nel dubbio, contattateci sempre, non affidatevi a siti generici di salute, ma sempre e solo ai professionisti qualificati.